Piante

UNO STRANO CETRIOLO DELLA VALSASSINA

Comunemente sono detti “miliun” o “milioncini” o “milioni”, la loro presenza è attestata in Vallassina ma sono conosciuti anche in altri luoghi delle Prealpi lombarde, ne ho avuto notizia certa nel Canton Ticino ed in Valtellina.

Si tratta di una sorta di piccoli cetrioli oblunghi, verde chiaro a perfetta maturazione, lunghi dai quattro ai cinque centimetri, essi sono il frutto di una pianta rampicante di un bel fogliame abbondante e verde. Popolarmente chi me li ha fatti conoscere li chiama così, milioni o miliun, per il loro numero, davvero abbondante, sulla pianta.
Ho conosciuto prima luoghi ed origine locale, usi alimentari di questa varietà poco nota; poi ricerche più approfondite me ne hanno svelato nome botanico e molte altre cose.
Trattasi della Cyclanthera pedata, una cucurbitacea proveniente, come il pomodoro, il mais e le patate, dall’America Centrale e Meridionale ove viene tuttora coltivata e consumata intensamente. Una rapida ricerca sul web e scopri che il Perù, ad esempio, ne esporta a tonnellate. Lì il nome locale cambia, è caygua, imentre in altri paesi latinoamericani è detta korila. Il nostro miliun viene usato nell’industria cosmetica perché ha la proprietà di ridurre il colesterolo.
Tra gli usi locali della cyclanthera, me ne riferiscono uno molto pratico ed utile: semplicemente, essendo una varietà rampicante – può raggiungere facilmente i tre metri in altezza –  una volta la si adoperava per proteggere i pollai dall’insolazione. Durante l’estate essa si presta davvero bene a tale scopo, oltre tutto i miliun sono decorativi, il loro fogliame è estremamente vivace e lucente.
Di facile riproduzione, è sufficiente aprirne il frutto qualche giorno oltre la maturazione, ed estrarne  i semi neri, che ricordano le piccole scaglie di una tartaruga. Purché li si riponga subito in luogo asciutto, in quanto temono l’umidità e possono facilmente ammuffire, sono pronti per l’annata successiva. Si seminano in aprile, a luna crescente, facendo attenzione alle lumache rosse che ne vanno ghiotte; è preferibile seminare in vaso e poi interrare.
I frutti saranno pronti già a metà giugno, ma la produzione va avanti fino al primo autunno; se lasciati sulla pianta si autodisseminano e –  lumache rosse permettendo –  tendono a diventare infestanti.
Venendo alle ricette locali, raccolte in Vallassina, il miliun viene di solito raccolto a maturazione perfetta, privato dei semi, scottato poco in acqua bollente, farcito con un pezzetto d’acciuga ed un pochino d’aglio e conservato sott’olio. Di solito si mangia per Natale, si accompagna bene a piatti come il brasato; va bene come antipasto anche con i formaggi. E’ noto un diverso modo di preparazione, più rapido: i miliun possono, con pochissimo olio, venire semplicemente saltati in padella, a voi la scelta! Un alunno, a riprova della diffusione ed uso popolare del “miliun” in Vallassina, mi ha riferito un aneddoto gustoso: negli anni ’20 a Sormano c’era un prete, Don Francesco, detto “stupidera” per le facezie che narrava. Questo prete non ti avrebbbe mai dato l’assoluzione oltre i sette peccati mortali, però – ed è qui che entrano in campo i nostri miliun – se gliene facevi trovare un bel barattolo in canonica, l’assoluzione era assicurata. Dopo lui ti faceva restituire il vasetto vuoto. Lo stesso alunno inoltre, conserva un vecchio menu di un ristorante che annoverava il miliun tra i suoi piatti come contorno, con le patate.
 La nostra scuola, l’Istituto Comprensivo “G. Segantini” di Asso, capoluogo della Vallassina, appunto, nel suo Orto di pace, ne custodisce diverse piante, è possibile contattarci per averne i semi.

 

Ricetta fornita dall’alunna Francesca Locatelli, avuta dalla nonna.

 

Il “milione” ,  raccogliere dalla pianta quando l’ortaggio è maturo.

 

Lavare e pulire internamente, privare dei semi.

 

Scottare leggermente in acqua bollente e due cucchiai d’aceto.

 

Scolare e lasciar riposare 12 ore in un canovaccio.

 

Imbottire con un pezzetto d’acciuga e riporre delicatamente in un vaso pieno d’olio d’oliva con foglie d’alloro ed uno spicchio d’aglio a piacere.

 

Lasciar riposare il tutto all’ombra per almeno 4 settimane.
Teodoro Margarita
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