Letture

TENERUMI E ZUCCHINE MANNARE

Cara Pia,
sono Anna e abito in provincia di Novara, per professione curo persone (sono infermiera) ma mi piace moltissimo occuparmi anche di altre forme di vita come fiori e verdure. Ti scrivo perché arrivo adesso dal mio orto in cui sono felicemente spuntate le prime vigorose piante di Zucchine Mannare…No, non mi sono sbagliata, non si tratta di un refuso, e nemmeno di una nuova specie botanica…Forse è meglio che cominci daccapo e ti racconti per bene la storia di questi straordinari vegetali.
Tutto è cominciato esattamente un anno fa quando, io e mio papà Aldo, abbiamo rinvenuto sul fondo della scatola delle sementi dei semi mai visti che non eravamo in grado assolutamente di identificare così, in un giorno di un piovosissimo maggio, li abbiamo seminati in un’aiuola libera accanto alla recinzione di rete metallica, soltanto per il gusto di vedere cosa ne usciva fuori. Fino ad agosto la pianta misteriosa, che sembrava avere foglie e portamento di una zucca, si era espansa vegetando felice invadendo buona parte dell’aiuola “sfitta”. Fiorire, fioriva, di bei fiori bianchi a “trombetta” simili a quelli delle zucchine, ma di frutti…neanche l’ombra. Solo delle appendici vermiformi dall’aspetto poco invitante. Poi, all’improvviso, la pianta aliena si mette a produrre zucche (o zucchine?) enormi, spropositate. Lunghe almeno 70 cm e arrotolate come pitoni, ovunque, penzolano con aria irriverente anche dalla recinzione di confine su cui il mostruoso rampicante ha baldanzosamente proliferato.
Panico! Cos’è ‘sta roba? E soprattutto come si mangia? Una mia collega di origine siciliana mi viene in soccorso: le nostre erano evidentemente zucchine siciliane dette, appunto, zucchine serpente (il nome botanico è Lagenaria longissima). Mi suggerisce come cucinarle, sbucciandole, poiché la scorza è piuttosto fibrosa (soprattutto se l’esemplare è grande e non giovanissimo). Il sapore è molto delicato con un vago sentore di cetriolo, ottimo come contorno ma buono anche nelle minestre estive. Un mio amico medico di origine Catanese mi consiglia di mettere in pentola anche i talli, i cosiddetti tenerumi, anzi mi prega di portargliene se posso. Sì perché, a un certo punto dell’estate scorsa, il problema è quello di “piazzare” gli zucconi a vicinato, amici, colleghi. Ne ho ancora in freezer…La mia famiglia non ce l’avrebbe mai fatta, da sola, a far fuori tutta quell’esuberanza vegetale, e assegnarle la via della compostiera sarebbe stato un delitto. Quindi, per recarmi al lavoro, viaggio in treno per tutta l’estate con borsoni pieni di zucchine mannare (le abbiamo ribattezzate così non solo per il loro aspetto vagamente inquietante, ma anche per il loro incredibile vigore) fatte a grossi pezzi per ovvi motivi di trasporto, distribuendole a colleghi un po’ sorpresi da tanta prodigalità. Ti giuro che se qualcuno, soltanto pochi mesi prima, mi avesse profetizzato quella bizzarra e fulgida carriera da spacciatrice di cucurbitacee, lo avrei spernacchiato allegramente. E invece eccomi lì, alle prese con i sacchettoni bitorzoluti…
Naturalmente tutti noi, allora, ci siamo chiesti da dove arrivassero i semi di quella pianta straordinaria. Mio papà non ne è sicuro, alla sua età la memoria comincia a fare brutti scherzi, ma gli pare di ricordare di averne ricavato la semenza da un frutto di un paio d’anni prima…E’ mio marito che a quel punto ricostruisce l’accaduto: i semi li aveva acquistati lui in un chiosco sulle Ramblas di Barcellona e poi li aveva fatti seminare da mio papà. Ne erano nate un paio di zucche enormi che nessuno si era azzardato a  mangiare, ma il vecchio ortolano ne aveva comunque conservato la discendenza….
Per chi volesse provare a cimentarsi con questi meravigliosi vegetali non deve impegnarsi troppo: secondo la mia personale esperienza, un buon terreno e un’esposizione in pieno sole sono sufficienti ad ottenere ottimi risultati. Si seminano (se la temperatura minima non scende sotto i 10°) a fine aprile, avendo cura di destinare loro un’aiuola bella grossa magari accanto ad una rete metallica dove le piante scalatrici potranno arrampicarsi. E’ necessario annaffiare con moderazione, e la germinazione  avrà luogo nel giro di dieci giorni al massimo. La cosa più stupefacente è il rigoglio delle piante in piena vegetazione, nonostante una scarsissima disponibilità idrica. Anzi, anche se non è fondamentale, sarebbe meglio che i frutti non sostassero a lungo sul terreno per evitare che l’umidità li porti a marcire. Proprio per questo motivo si usa far sviluppare le piante su pergole, in modo che le nerborute zucchine penzolino liberamente. Dei talli (i getti della pianta), poi, i cosiddetti “tenerumi”, la produzione è continua e ostinata, ogni tre quattro giorni se ne possono raccogliere abbastanza per squisite minestre. Una vera cuccagna!
Auguri di buona verdura.
Anna