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LA CONCIMAZIONE VERDE E IL SOVESCIO

Ormai abituati dalla moderna agricoltura industriale a metodi molto spicci di concimazione, quali ad esempio quella chimica, ci siamo spesso dimenticati di una pratica agronomica di grande utilità per l’agricoltura e in particolare per l’orto: la concimazione verde e il sovescio, molto utili in particolare quando non abbiamo disponibilità di letame.


Se nel nostro orto (ma anche nel giardino) ci sono spazi che sono stati lasciati liberi oppure abbiamo troppo sfruttato un terreno e ci sembra che questo sia ormai esausto, nulla di meglio che procedere con questi tipi di fertilizzazione.
Prendiamo ad esempio la concimazione verde: è un metodo molto semplice, consistente nel seminare piante erbacee nel terreno che si trova momentaneamente libero; queste poi, quando si saranno accresciute e fioriranno, verranno tagliate e lasciate decomporsi sulla superficie nel periodo invernale, per poi essere interrate con la vangatura all’inizio della primavera.
Ma la cosa più importante in questo tipo di concimazione non è tanto la massa organica superficiale, ma quella delle radici che arricchiscono notevolmente di sostanza organica il terreno, aerandolo anche in profondità. Per questo scopo sono molto adatte le piante afferenti alla famiglia delle Leguminose (ma si possono utilizzare anche graminacee, crucifere ed altre specie erbacee). Fra queste, ad esempio, la lupinella (Onobrychis vicifolia), che è una specie fra le più usate per la concimazione verde: con le sue radici, “lavora” fino ad una profondità di anche 15 metri! Ancora, l’erba medica (Medicago sativa)  che non scherza: le sue radici arrivano agevolmente fino a 10 metri!
Ma le Leguminose si utilizzano soprattutto perchè nelle loro radici, nelle specie utilizzate per questa pratica agronomica, si formano noduli radicali formati da batteri che sono in grado di fissare l’azoto atmosferico. I cosiddetti azotobatteri presenti nei noduli radicali forniscono poi, con ulteriori processi di trasformazione, azoto reso assimilabile alle successive colture.
Una pratica simile alla concimazione verde è quella del sovescio, che ne differisce in quanto la parte verde viene interrata subito dopo che è stata tagliata. Se le piante del sovescio vengono, prima del loro taglio, utilizzate anche come foraggio, si parla di sovescio parziale, altrimenti di sovescio totale.
L’apporto di sostanza organica ottenuta in seguito all’interramento di piante verdi stimola la crescita e l’attività dei microrganismi del suolo, favorendo così una più veloce decomposizione dei residui presenti nel terreno e diminuendo altresì malattie provocate da patogeni.
È dimostrato che un sovescio effettuato con queste piante (oltre alla lupinella e all’erba medica, vi sono anche la fava (Vicia faba), la veccia (Vicia sativa), il lupino (Lupinus albus), i trifogli (Trifolium sp. pl.), e così via) arricchiscono il terreno di oltre 5.000 Kg di sostanza organica e di oltre 100 Kg di azoto per ettaro!
Oltre che attuare una buona concimazione, con il sovescio si ottiene inoltre anche un’altra importante funzione: quella di migliorare il terreno, correggendo l’eccessiva compattezza o la elevata scioltezza. Le radici inoltre  assorbono i macro e microelementi presenti nel terreno anche a livelli profondi e li mettono a disposizione delle colture successive in forme facilmente assimilabili.
Un’altra pratica, ormai da tempo abbandonata, nota come siderazione, consisteva nel somministrare abbondanti concimazioni anche alle piante utilizzate per il sovescio: dava buoni risultati in terreni aridi e scarsamente produttivi.
Ritornare quindi a queste pratiche agronomiche perlopiù dimenticate, può solo far bene ai nostri terreni troppo spesso maltrattati con concimazioni a dir poco frettolose e poco appropriate.
Angelo Lippi

16 ottobre 2008