Letture

L’ORTO ABBANDONATO

A ogni inizio di anno scolastico gli orti ci chiamano, impegnano la nostra creatività, accendono la voglia di fare. Ciò che fa di noi gli appassionati e pedagogici seminatori che siamo nutre il nostro entusiasmo, alimentato di mese in mese dalla relazione con i bambini e dalle loro curiosità, dai risultati ottenuti e persino dagli errori, che si trasformano invariabilmente in opportunità. Quando poi nasce un nuovo orticello è sempre una festa. Ne scriviamo, anche, con la certezza della condivisione e il piacere di poterci scambiare esperienze, suggestioni, informazioni. Mai però si racconta di orti abbandonati,  di un progetto che muore. Eppure può accadere. Niente è per sempre: lo spazio che lo accoglieva viene destinato ad altre funzioni, si avvicendano nuovi insegnanti con sensibilità e interessi diversi, non si trovano nonni o genitori disponibili,  il dirigente spinge verso altre attività, o altre ragioni ancora, possono porre fine a quella straordinaria esperienza che è l’orto in una scuola. Dopo qualche tempo il verde indistinto dell’erba alta cancella le tracce delle aiuole e un’occhiata a distanza è già sufficiente a scoraggiare l’intenzione di ritornare da quelle parti. Cosa rimane ora di quell’orto abbandonato?  Su questo riflettevo, entrando nella piccola biblioteca del paese, quando tre ragazzone mi salutano con trasporto. Sono “bambine “ della classe quinta, anno scolastico 2006-2007, anno in cui piantammo le prime fragole, mi informano. Subito chiedono notizie dell’orto. L’unica risposta che so dare è che non c’è più. Sono incredule, deluse, protestano come se fosse stato sottratto qualcosa che apparteneva loro; anche se non ci sono più tornate, e proprio per questo, quell’orto è una tessera del loro paesaggio della memoria e mi sento vagamente responsabile del rammarico che esprimono. Decido così di compiere una malinconica ricognizione. In vista della riapertura della scuola la siepe è stata potata drasticamente. L’erba era così alta che chi l’ha falciata non è andato per il sottile: il fragoleto è sparito e nell’area delle mente si indovinano timidi ricacci. Le aiuole, benché fossero leggermente rialzate, non sono più individuabili eccetto la macchia di germogli in quella che nell’ultimo anno venne destinata al trifoglio da sovescio. Tra l’erba qualche piantina di valerianella, là dove il terreno è più soffice; a ridosso del confine i fiori azzurri del radicchio. Il ristorante delle farfalle creato in un’ampia aiuola rotonda è ora testimoniato da un solitario cespuglio di aster, che però scopro delimitato con un irregolare cordolo di sassi di gusto inconfondibile: ai bambini piace moltissimo delimitare, ritagliare, incorniciare..  E non è il solo: tutte le aromatiche perenni hanno queste coroncine di sassi attorno. Ma allora qualcuno qui ci viene! Salvia, timo, issopo, rosmarino, maggiorana e santoreggia sono di vigore sorprendente. E poi c’è la rosa “Clair matin” ancora in fioritura, con una rigogliosa massa verde e sana che la mia, da cui proviene la talea, non ha mai esibito. Al piede lavanda e santolina, mentre un po’ appartata la ruta affianca il grigliato del compost che ora contiene solo erba di sfalcio. Sul lato opposto si allarga la bordura di iris barbata ed hemerocallis, piantate da una classe quarta l’anno in cui ci dedicammo a radici, bulbi e rizomi; ricordo che i topinambur ce li sgranocchiammo crudi. La struttura provvisoria e leggera che sosteneva le giovani viti si è curvata sotto il peso dei tralci. L’uva è dolcissima. Il trapianto delle viti, del pero e del melo fu un vero e proprio rito. Tutti diedero un contributo, dopo aver osservato il profilo del suolo via via che scavavo la buca con pala e piccone: chi ci mise i sassi per il drenaggio, chi letame, chi terra, chi reggeva i fusti, chi comprimeva il terreno, chi bagnava…
E’ stato l’orto scolastico al quale mi sono più affettuosamente dedicata.
Ma niente è per sempre, ce lo insegna la natura stessa, mi sono ripetuta.
Eppure: proprio oggi un uccellino mi ha detto che in quella scuola sembra si ricominci a parlare di orto.
Buon lavoro a tutti!
Luisa