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Zinnie alla riscossa!

21 Ottobre 2019

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Ormai era diventato impossibile trovare le piante di zinnia in vendita. Al massimo potevi trovare quelle nanerottole e insignificanti, non più alte di 20 cm. Mentre a me piacciono quelle che avevo nel giardino della mia infanzia, belle alte che producevano ciascuna molti fiori coloratissimi e dalla consistenza cartacea, che non si piegavano e duravano tanto a fine estate, quando cioè di fiori non ce ne è poi tanti. Coltivate direttamente in terra o in capienti zangole di alluminio, quelle per il bucato, in grandi masse. Quel tipo lì era scomparso dalla circolazione, tant’è che ogni anno mi toccava ripartire dal seme e sperare in Dio, che di solito esaudiva le mie richieste. Ora sembrano essere ritornate, rivisitate in chiavi diverse, ma sempre loro: le care zinnie delle mie zie.

A Vienna, quest’anno, spopolavano nelle aiole pubbliche, nel centro come in periferia: evidentemente c’è un programma unitario che governa le scelte e gli ordini comunali vengono eseguiti da giardinieri competenti.

Le aiole erano così composte:

basse, alla base: salvie blu o bianche;

più su, appunto le zinnie, rigorosamente bianche e rosa (dunque con semi appositamente selezionati);

più su ancora, le verbene violacee, un po’ inflazionate, ma qui usate bene;

più su ancora, esili pennacchi di graminacee.

L’effetto era quello di fuochi d’artificio in pieno giorno. Molto bello, anche perché muoveva dal basso e arrivava ad altezza degli occhi.

Ripeto, non solo nelle aiole del centro, ma anche in periferia, dunque una scelta unitaria e antidiscriminatoria, se così si può dire.

Ho poi acquistato lo splendido (ma, ahimé, costoso!) volume fotografico titolato “Un Giardino Atlantico” che descrive, illustra e fa vedere con un corredo fotografico eccellente il giardino a Ruhana, in Marocco, impiantato da Umberto Pasti su una collina predesertica di fronte all’oceano. Di questo giardino si sapeva praticamente tutto, perché Pasti aveva dedicato tre libri seri e deliziosi all’impresa, che mirava soprattutto a recuperare specie autoctone che altrimenti, per via dell’urbanizzazione, andrebbero disperse. L’impresa, nata dalla passione di Pasti, è diventata cammin facendo una “impresa sociale”, perché i ragazzi che vi lavorano o vi hanno lavorato negli anni sono diventati esperti giardinieri o abili artigiani, trovando così una loro collocazione. Orbene, in molte delle belle foto trionfano le zinnie, mescolate a tante altre specie (cosmee, altee e tantissimo altro) o a limitare i vasti orti che sono stati creati per sopperire alle esigenze di una numerosa comunità che ruota intorno al buon Pasti. Le zinnie non dico che la facciano da padrone, ma certamente hanno un loro ruolo e spiccano proprio per quel loro charme un po’ datato.

Ma, ve lo dico per esperienza, non crediate che non abbiano bisogno di acqua perché sembrano di fibra asciutta. Chiedono annaffiature quasi quotidiane, almeno in estate, se no gli vengono i “calzetti” di foglie secche, e non è un bel vedere.

di Ezio Menzione

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