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Libereso Guglielmi: l’ultimo dei Raccoglitori

27 settembre 2016

Una tavola botanica disegnata da Libereso

Una tavola botanica
disegnata da Libereso

La storia dell’umanità, indietro nei millenni, ha visto l’uomo, ai suoi primi passi sulla Terra, provvedere alla sua sopravvivenza come raccoglitore di bacche, frutti, erbe. Diventerà in seguito anche cacciatore, coltivatore, allevatore, ma l’era della scoperta del mondo – e dello stupore – è stata certamente la prima. Lo scorso 23 settembre è morto Libereso Guglielmi, l’ultimo dei Raccoglitori.
Botanico espertissimo e giardiniere raffinato, scrittore e conferenziere per la passione di divulgare le sue conoscenze, amante della libertà in tutte le sue espressioni e anarchico. Era anche vegetariano come tutta la sua famiglia da tre generazioni, spiegava che suo padre, anarchico anch’esso e tolstoiano, l’aveva educato a guardare agli animali con sguardo pietoso ed empatico. E nelle piante e nelle erbe, per il ragazzo Libereso, stava per esserci molto di più di un pasto sano e saporito: il destino.
A quindici anni, grazie a una borsa di studio è chiamato dal professor Mario Calvino alla stazione sperimentale di Floricultura di Sanremo; impara tantissimo e affina la sua innata sensibilità botanica. Poi si trasferisce a Londra e vince il concorso per diventare capo giardiniere del giardino botanico di Myddleton House, perché, come lui stesso amava raccontare, sapeva l’inglese non tanto bene ma conosceva a memoria tutti i nomi delle piante in latino, la lingua ufficiale della classificazione botanica.
A Londra matura una grande esperienza; poi torna in Italia quando riceve, come primo incarico, quello di ricostituire i quaranta ettari del parco di Villa Gernetto a Lesmo.
Libereso sapeva disegnare, come tutti i migliori botanici, che aiutano e affinano l’osservazione tratteggiando; chi l’ha incontrato ha potuto vederlo tra un’intervista e l’altra, ma anche durante convegni e conferenze, disegnare – infaticabile – su fogli e foglietti: era forse il segno che non riusciva a stare con le mani in mano, e che i lavori della terra e dei giardini gli avevano dato una cifra per la sua stessa vita: fare, saper fare, farlo bene.
Durante gli incontri era solito suggerire: «Se imparerete a riconoscere un’erba ogni domenica, a fine anno ne avrete conosciuto cinquanta! Mica male! Provate!». Invitava tutti a ritornare alla conoscenza della Terra e dei suoi frutti, una Sapienza fatta da capacità di osservazione e di ascolto. A questo ha dedicato i suoi libri con centinaia di ricette, facili da eseguire, per l’uso di una grande varietà di erbe, fiori e frutti.
Non a caso, Libereso era nato a Bordighera, sulla riviera di ponente della Liguria, regione nella quale uno studio dei primi decenni del ‘900, contemporaneo a lui che era nato nel 1925, riconosceva nel territorio 3166 specie di piante corrispondente a quasi tre quarti delle piante conosciute in tutta Italia e a un terzo circa della Flora europea. Libereso quindi era nato in quella ricchezza, che ha condiviso fino all’ultimo dei suoi giorni: il suo sapere botanico e gastronomico perché diventassimo meno ignoranti di ciò che ci circonda, la sua ribellione alle parole con i disegni, l’unione uomo-natura con il vegetarianismo.
Libereso, come tutti i veri Raccoglitori, dava molto di più di quello che prendeva.
Ilaria Beretta

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