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Scrivere, vivere, coltivare. Pia Pera resta

3 agosto 2016

Un ricordo si Teodoro Margarita, insegnante incontrato nel percorso degli Orti di Pace, che voleva molto bene a Pia

Sei venuta a mancare mentre eri in giardino, tra i tuoi fiori, questa estate lunga e bizzarra,
divisa tra un Nord e un Sud dell’Italia separati da condizioni estreme.
Ero a Lampedusa e pareva il Sahel, e al telefono, mio figlio, nel Comasco, annunciava di non avere da innaffiare, in orto e nemmeno i vasi “Tanto ha piovuto”.
Un messaggio, sull’isola i giornali arrivano il giorno dopo, e vengo a sapere.
Rabbuiato, un singulto, poi, solo smarrimento. Leggo da sempre di giardinaggio, di fiori, almeno da trent’anni. Il mio autore preferito, dalle pagine dell’Espresso, il primo conosciuto sulla pagina scritta, era stato Ippolito Pizzetti. Pia Pera è storia nuova e diversa.

Quando ti ho conosciuta ero già nel direttivo di una associazione di salvatori di semie in questa veste ho, sin da subito, complice una grande amicizia in comune, Gianfranco Zavalloni, preso a collaborare con te.
Orti di pace, innanzitutto. Pia Pera è stata una grande giornalista, scrittrice, pubblicista, traduttrice dal russo, era una slavista, una passione e una competenza comune, ci univa anche questo ed era collante verde, linfa che fluiva nel più grande, immenso amore per il giardino, per ogni pianta e fiore. Dalle pagine di Gardenia, dal Sole 24 ore, dalle recensioni che, sempre generose e puntuali riceveva sul Manifesto e su tanti altri quotidiani. Pia è stata un’attivista, ha promosso convegni, ha inventato, con Gianfranco, Nadia Nicoletti e altri, questo sito www.ortidipace.org, un luogo nel quale hanno scritto a decine, sono stati ospitati gli eventi e i resoconti su orti e giardini da ogni parte d’Italia.

Ricordo, in particolare il convegno di Cesena.

Oltre 200 partecipazioni e tutte qualificate, un salone, quello del GRTA dei fratelli Zavalloni, traboccante di gente, e altrettante se ne erano, purtroppo, dovute lasciare fuori – e l’evento era a pagamento – per mancanza di spazio. Pia è stata lievito, ha coniugato la sua rara sapienza con il movimento, crescente, sempre in espansione, degli orti italiani. Il Manifesto degli Orti di Pace, esempio grande di visione trasversale, esso solo, parla della limpidezza, dell’amore per la condivisione che ha animato Pia.
Guardo nella mia posta elettronica e infinita corrispondenza che ci univa. E non solamente le schede, tante, gli eventi, le manifestazioni da segnalare, i racconti del mio orto di Asso, ed altre vicende dal territorio, ma spesso e sempre puntuali le risposte, cose nostre, personali, da dibattere sulla politica, l’ambiente, su tutto.
Averla conosciuta, averle inviato dei semi, degli articoli, averla vista sorridere, parlare, un privilegio.
Non la perdiamo, Pia sta tra i fiori, spero che la sua città sappia intitolarle un giardino, meglio di una strada, per tenerla quaggiù, tra i fiori. I suoi libri, condivisi, acquistati e prestati, anche smarriti ma il buon seme va sparso senza gelosie, restano la cifra del suo valore ma di questi hanno già parlato in molti.
Pia ha amato il giardino, raccontato dei giardini suoi e di quelli che ha vistato, ha parlato e scritto e contribuito ad estendere una cultura del verde che in Italia stenta a trovare manifestazioni nel paesaggio reale, ancora e purtroppo, infestato dalle monoculture del lauroceraso, della tuia, del prato inglese. Un paesaggio funestato dalla influenza industriale dei garden center.
Pia si è battuta, assieme a noi, contro questa interessata e dilagante ignoranza.

La abbiamo avuta e sentita vicina.
Le scrivevo di una grandine che aveva maciullato l’orto della scuola e lei inventava un titolo e suggeriva dell’impermanenza. Aveva sempre uno sguardo attento sulle parole, le parole , come buoni segni, vanno sapute coltivare.
Sui social network impazzano mille gruppi sul fare giardino. Pur essendo segno di una passione che, caotica, cresce, troviamo che manchi una guida, una visione limpida, troviamo spazzatura infinita. Sul sito Ortidipace, nulla di ciò. Pia e tutti i collaboratori hanno altra levatura. Altro spessore.
Se cercate su Youtube trovate un video, la canzone di Gianna Nannini “Dolente Pia”. Le parole sono sue, la nostra giardiniera era poetessa, come poeti sono e restano tutti coloro che permangono nella delicatezza, nella cultura. Nella musica, nel giardino, nella poesia, un tratto fine accomuna, averla conosciuta, aver collaborato sempre, averle scritto, anche lettere, tutto questo ci univa, come il mondo che amava frequentare. Pia Pera resta. Scrivere, vivere, coltivare, e leggere che significa radunare parole e radunare e raccogliere, assemblare fiori e rari. Proseguiamo, non lasciamo che i rovi emettano ricacci spinosi sugli orti dissodati o peggio ancora che il inghiotta l’asfalto di un parcheggio. Ci siamo, ti teniamo vicina, tu scrivi ancora, noi ti leggiamo.
Ciao, Pia.

Teodoro Margarita

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