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Neve di Maggio

11 Maggio 2019

Ho chiesto al Mandorlo: raccontami di Dio? E lui si è messo a fiorire.

Seduto di fronte alla finestra che si affaccia su quel po’ di Dolomiti, capisco finalmente, forse un po’ di più ciò che stava a cuore di Pia, la non azione dell’amato Fukuoka.
Mi combatto fra l’uscire ed immergermi in quel paesaggio di roccia neve e luce, e lo stare seduto alla finestra a contemplare, ad osservare, inattivo, tanto spettacolo.
Sto alla finestra inforcando le lenti di qualche lettura che possa aprire mente e sguardo.
Comprendo così che l’essenza del nostro stare in giardino è il Limite. Nostro prima di tutto.
Il giardino più bello, quello primordiale e paradisiaco che è quello che ci attende, non è costituito da mani d’uomo. A noi la Grazia di starci; di poterne far parte senza meritarcelo e senza dover far niente.

Giardino è riconoscimento: di Bene, di Vita, di drammatica Bellezza.
Il Giardino è nell’occhio, nel cuore, nell’anima, prima ancora che nelle mani.
Penso a Pia, nel tempo in cui non poteva più andare e trafficare nell’orto e nel podere.
Stava con lo sguardo e col cuore nel giardino; parimenti col giardino nello sguardo e nel cuore.
Perchè non accettare di vivere come piante, naturalmente fermi ma aperti al mondo?

Un giardino enorme, poderoso, maestoso e soave si para dinnanzi ai miei occhi.
Roccia, terra, abeti, neve, cielo e nubi. Nulla c’è da fare, nulla si può fare se non stare e contemplare. Immergersi in quelle fenditure, nelle ombre. Seguire le sagome e le cenge innevate. Goder della luce. Unirsi alle greggi di abeti che si inerpicano sul pendio. Accompagnare le nubi che danzano e accarezzano le possenti rocce. Le velano, le scoprono. Con la loro misteriosa e infaticabile grazia le scolpiscono. Leggere, leggiadre, insistenti. Le irrorano, fan loro il solletico, le riconsegnano agli occhi.

Giardino planetario, Cosmo, Creato, ne siamo una parte e siamo chiamati a stare al nostro posto.
Ad osservare, ascoltare, attendere, meravigliarci, a stare passivi, insieme.
Preziosa è la Cura, ma senza com-passione e senso del limite rischia di diventare solo dominio.
Là dove anche la cura non è più necessaria e auspicabile, discreto dono è la Presenza.
Reciproco dono del non far niente.

Fra Carlo Cavallari

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