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PRIMAVERA NEL CHIOSTRO

18 Maggio 2021

Anche quest’anno, nonostante tutto e tutti la Primavera è arrivata ed è esplosa anche nel nostro giardino.

In quello che dovrebbe essere un chiostro, tra setti di cemento, canaline e un vecchio selciato, la Creazione continua a stupirci. Un fazzoletto di terra intorno alla statua dell’Immacolata, hortus conclusus 2.0, custodito dalle pareti piastrellate e dai merletti ceramici di Caccia Dominioni, accoglie e offre la gioia della bellezza in mezzo ai palazzi.
Un po’ bosco, un po’ prato spontaneo offre ogni giorno una sorpresa. Germogli e foglie, fiori, forme, colori e profumi. La penombra del chiostro che va ad infittirsi col dipanarsi delle foglie cela e custodisce i cerulei fiori della brunnera che passano il testimone agli intensi muscari, al lapislazzulo della borragine e trascoloreranno durante l’estate nell’agapanto e nel plumbago…

Così il bianco, che dal tappeto degli ellebori si è profuso nella nivea cascata della Clematis Armandi che pareva un lenzuolo steso al sole… e che ora rimbalza in azalee e spiree, va a colmare i calici delle calle e ci condurrà alle porte dell’autunno sulle nuvolose infiorescenze delle ortensie arboree e di quelle quercifoglie.

La massa spumosa e delicata della Rosa banksia lutea, con il suo giallo delicato, si è frammista ai tralci del glicine dai pochi e intensi grappoli, compensati però dalle preziose foglie bronzee che si sono avvinghiate al delicato e inebriante gelsomino. Lo stesso luminoso giallo riluce tra le scure e lucide foglie dall’alto delle palme, che con scultoree infiorescenze versa polvere di stelle sulle piante sottostanti…. Infiniti i toni di rosa tra camelie, azalee, erba cipollina e digitale… persino un thalictrum giunto dall’Inghilterra che si associa alle sfumature di aquilegie. Quest’ultime giungono fin quasi al nero e a un funesto violaceo che ben si sposa con certe foglie di heucheria e nandine. Non parliamo dei verdi che per tonalità e forme suscitano quasi imbarazzo… dal filiforme Equiseto all’ampia Hosta, passando tra le sfrangiate felci e la laciniata clematis cirrhosa balearica, anch’essa scampata alla Brexit. In qualche metro quadro adiacenti a un visionario orto, punteggiano un brandello di prato spontaneo le erbe aromatiche o “i semplici”: erba cipollina, erba aglina, cardo, mirto, asparago, finocchietto, alchemilla, elicriso, salvia, diversi tipi di rosmarino, artemisia canforata… che strizza l’occhio agli altri glauchi fogliami di senecio e santolina, ruta e lavanda che si inseguono tra il mediterraneo ulivo e gli aceri d’oriente.

Tante altre sono le presenze arboree del giardino, che si accompagnano agli uccelli (merli, cince, pettirossi, colombi…), alle voraci lumache e ai generosi e umili lombrichi che con il loro silente lavorio rendono possibile questo piccolo ecosistema urbano. Le piante sono tutte propagate, seminate, donate, recuperate dall’abbandono o dall’intensa ombra della chiesa che rischierebbe di compromettere la sopravvivenza di piante nate per la luce e l’aria.

Il desiderio del giardiniere è proprio qualcosa di sorprendente e non scontato per uno spazio urbano; un pezzo di natura che sia in grado ogni giorno di stupirci e ci possa far vivere la scoperta in soli pochi metri quadri. E’ un giardino che sogna Genesi e Getsemani, le antiche farmacie e il terzo paesaggio. E’ un giardino strabico con un occhio all’Inghilterra e uno al Mediterraneo. E’ un giardino che dialoga con Chinatown e gli orti degli anziani-

E’ il giardino allora che ci insegna la sorpresa, l’attesa, il rispetto dei tempi dell’altro, l’armonizzare le differenze e il godere dei contrasti. E’ il giardino che ci fa capire che ognuno ha un suo posto, che è necessario conoscerne le caratteristiche e le necessità perché senza fatica o eccessive cure chiunque possa dare il meglio.

E’ il giardino che ci insegna la contemporaneità e l’inclusione, la complessità e la fraternità. E’ nel giardino che ci ha chiamato a custodire coltivare che il Signore si prende cura di noi. E’ lì che ci custodisce e ci coltiva!

Fra Carlo

Convento Sant’Antonio

Milano

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