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SERA DI SETTEMBRE

12 Settembre 2020

Le piogge annunciate non sono cadute e non è un male. Ha piovuto tanto. E si vede. Quanti fiori. Quanta bellezza. E ci sono i nuovi. Quelli che qui non ho mai avuto. Una tavolozza impressionista. Solo che invece dei pennelli ho usato sementi e vasi e palette. Ho disegnato con le terre buone e fertili di Cranno. Un quadro. Due quadri. Tre quadri. A comporre un paesaggio solo. Come pale d’altare dedicate alla Madre Terra. Madre Natura. Mi chiedo quanti altri celebrano così la bellezza, la gioia di vivere. Eppure, ci vorrebbe così poco. Siamo giardinieri. Siamo pittori. Siamo poeti. Siamo innamorati persi. E la stagione è il nostro tempo. Nel qui e nell’ora e non nei piani paesaggistici o nelle delibere dei ministeri. Negli orti. Nei giardini. Qui dove possiamo. Qui dove viviamo, dobbiamo. Per noi stessi. Per chi ci apprezza e per chi ci vuole bene oltre le mode. Per perpetuare una idea di stare sul pianeta che non sia predatrice. Per essere leggeri. Tra questi fiori ci sono pomodori ed erbe officinali. Tra questi fiori ci sono amaranto e sorgo. C’è una miriade di essenze…Ci vorrebbe un taccuino per annotarle tutte ed è sul quaderno di campagna che tutto è scritto. Date. Concimazione. Semine. Ogni elemento. Anche quest’anno è andata. È arrivata la stagione dei fiori. A Cranno è in settembre. In settembre il compimento e in settembre l’epifania. Lunga stagione da marzo- fine aprile fino a settembre. Sono felice. Di qui sacchetti di semi partiranno per altri orti. Verso altri giardini. E ne arriveranno in cambio. Ho avuto il lupino della Patagonia. E i suoi semi stanno già germinando. E piselli dal Giappone. E quanto, quanto altro. Tutto si ricompone. Ogni frammento vivente. Ogni cosa a compire il suo tempo. Voglio celebrare la vita. Voglio cantare la vita. Negli anni nostri, anni malati e sfiduciati. Anni fumosi di incendi. Anni duri e disperati. Questi fiori dicono che un altro mondo è possibile ma non si può comprare. Un altro disegnare. Un altro progettare. Un altro sogno ad occhi aperti. Un altro modo di fare giardino. Un altro modo di vivere. Fantasioso e raccolto. Concentrato e sapiente. Viva settembre! Viva questi fiori! Viva le api ed i calabroni, le mille farfalle e la comunità dei bombi. Viva quest’animo fanciullo e giardiniere. Viva chi ha occhi ancora. Viva chi ha odorato ed ancora evviva chi sa amare la diversità ed ha in spregio conformismo e sopraffazione. Viva chi coltiva. Viva chi ama e chi vive.

Teodoro Margarita

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