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STELLA DI NATALE

16 Dicembre 2019

Ormai da anni quasi non c’è casa che non abbia la classica pianta che è la star delle feste di questo mese, con i suoi sgargianti colori che ben si inserisce fra gli addobbi, i regali e le luci intermittenti: la Stella di Natale.

Ma questa pianta, oltre ad essere la più nota in questo periodo, ha anche una lunga e interessante storia!
Già nota agli Aztechi, che chiamavano questa pianta “Cuetlaxochitl”, era da loro utilizzata per il lattice che secerne (come quasi tutte le Euphorbiaceae, famiglia di appartenenza della Stella di Natale), e che veniva usato per combattere le febbri; inoltre le brattee rosse, pestate insieme al lattice, erano impiegate come colorante e nella cosmesi.
Sembra che a scoprirla siano stati gli spagnoli di Cortés quando, nel 1520, giunsero nella capitale degli Aztechi (l’attuale Città del Messico) e la notarono, insieme ad altri fiori e frutti, trasportata su alcune canoe che attraversavano la laguna. Questa pianta rimase però ignota per molti anni e lo sarebbe stata ancora per molto se non fosse stato per gli sforzi di Joel Roberts Poinsett (1779-1851). Figlio di un fisico francese, Poisett era il primo Ambasciatore statunitense nel Nuovo Messico (1825-1829) nominato dal Presidente Madison.
Poinsett aveva fatto studi di medicina, ma in particolare era il mondo delle piante che lo interessava (successivamente, ha fondato una istituzione culturale ancor oggi nota come Smithsonian Institute).
Poinsett scoprì questa pianta nel 1825 e fu colpito dalla bellezza di questa specie, con grandi fiori rossi (che poi vedremo, non sono tali) che cresceva spontanea nelle aree a sud del Messico note come Taxco del Alarcon ed in particolare nelle regioni messicane del Chiapas, del Guerriero e di Oaxaca.
Ne fece alcune talee che portò nella sua serra nel sud Carolina, a Greensville, dove iniziò a propagarla e diffonderla ad amici ed a Orti Botanici. Fra questi ultimi, quello di Edimburgo dove Graham, nel 1836, la denominò Poinsettia, in onore del suo scopritore e pulcherrima, dal latino, “veramente magnifica”.
Graham però non sapeva che i suoi colleghi del Giardino di Dalhem a Berlino, in particolare il prof. Allemand Karl Ludwig Willdenow (1765-1812), l’avevano già battezzata
Euphorbia, cosicchè, per motivi di priorità, il nome esatto attuale è appunto Euphorbia pulcherrima, anche se spesso viene chiamata ancora oggi Poinsettia pulcherrima.
Ecco quindi spiegato il fatto che spesso questa pianta porta spesso due nomi. Fra coloro a cui fu spedita, vi fu John Bartram di Philadelphia, che la dette poi a Robert Buist, un vivaista della Pennsylvania, che ne decretò la diffusione popolare dal 1828 negli Stati Uniti, dove insieme al vischio è oggi considerata il simbolo delle festività.
Oggigiorno, in America, c’è un giorno particolare dell’anno, il 12 dicembre, in cui si celebra il
National Poinsettia Day, con feste e convegni che hanno naturalmente come tema questa magnifica pianta ed i numerosi ibridi da essa derivati. Dagli Stati Uniti è giunta poi, in tempi abbastanza recenti, anche in Europa quale pianta natalizia ed anche qui ha riscosso un grande successo.
Ma che tipo di pianta è? In natura, e quindi in climi miti, forma un alberello sempreverde di 3-4 m con fioritura brevidiurna, cioè fiorisce a giorno corto, con 8-10 ore di luce al massimo, quindi da noi in novembre/dicembre.
Quelli che noi chiamiamo fiori in realtà non lo sono; sono infatti brattee colorate, cioè foglie che si trasformano per attirare gli insetti; i fiori sono piccoli, al centro delle brattee, gialli, cui seguono frutti triloculari, tipici della famiglia delle Euphorbiacee.
Per mantenerla a lungo, una volta acquistata, è importante porla in luoghi luminosi, dove non vi siano correnti d’aria ed a temperature non inferiori a 15°C, innaffiandola poco e attendendo che il terriccio si asciughi fra una volta e l’altra.
E per vederla rifiorire? Non è cosa semplice, ma ci si può provare. Dopo che la pianta ha perso la sua ornamentalità, si raccorciano i rami e si lascia riposare, lasciandola praticamente asciutta, per un certo tempo, almeno fino all’inizio della primavera; dopodichè si rinvasa in un terriccio tendenzialmente acido e ben concimato, in un vaso poco più grande del precedente.
La pianta, posta in ambiente caldo e luminoso, rivegeterà e si accrescerà, probabilmente anche troppo perchè tenderà a tornare l’arbusto che è in natura, tanto che generalmente le stelle di Natale vengono trattate normalmente con nanizzanti due o tre volte. Se non vogliamo usare certi prodotti, possiamo magari cimarle anche più volte (ma evitare di farlo, per non comprometterne la fioritura, dopo il mese di Agosto), in modo da far accestire maggiormente la pianta.
Per vederla rifiorire, si può procedere in due modi: o ponendola in tardo autunno in posizioni luminose ed in ambiente a 20°C fino alla completa fioritura, oppure indurla a fiorire a fine estate, quando la temperatura è ancora abbastanza elevata (sui 20 °C).
Per fare questo, si pone la pianta verso la fine di agosto/inizio settembre sotto una struttura che sia coperta su tutte le sue facce (ad eccezione di una) con una plastica nera, abbastanza grande da contenere la pianta. Infatti tale struttura andrà posta ogni giorno sopra di essa per 20-30 giorni in modo da lasciargli solo 8-9 ore di luce alla pianta. Dopo questo periodo, la Stella di Natale fiorirà e sarà pronta per essere portata in casa, dove rimarrà tale fino al periodo Natalizio.
Infine, fare attenzione! La pianta secerne alla frattura o al taglio un lattice bianco che è caustico e può irritare la pelle (anche se gli Aztechi la usavano come medicinale…), per cui è opportuno stare attenti nel toccarla e evitare che i bambini possano in qualche modo mettersi in bocca le foglie o comunque tastarla.
Buon Natale a tutti voi!
Angelo Lippi

 

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