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Storia di una melissa

31 Ottobre 2019

Sabato 19 maggio 2012 esplodeva un ordigno tra il tribunale di Brindisi e l’Istituto Falcone-Morvillo di Brindisi, una ragazza di 16 anni, Melissa Bassi, dilaniata dallo scoppio moriva.

In tutta Italia si organizzavano proteste, manifestazioni, lo sdegno giusto di un paese che quando vuole sa essere presente e sa partecipare agli eventi che riguardano la vita civile di tutti.

Anch’io, presso la mia scuola, l’Istituto Comprensivo “Giovanni Segantini” di Asso, alla prima occasione pubblica possibile ho cercato di dare il mio contributo per onorare la memoria di questa giovane e per contrastare la ferocia criminale che così spesso insanguina le strade di questo nostro Paese.

La mia proposta, mettere a dimora una pianta di melissa nell’aiuola adiacente la nostra scuola con una targa, una scritta a ricordo, è stata accolta e votata all’unanimità dal Collegio Docenti, eravamo in maggio.

La mia intenzione , coniugare con un nome ed associare la primaverile età di questa ragazza ad una pianta aromatica apprezzata e celebrata fin dalla remota antichità, era , è, anche quella di profumare il nostro ambiente scolastico, la melissa cresce bene e non teme nemici, si sviluppa facilmente ed i suoi fiori candidi attirano le api, il nome stesso “melissa” in greco antico vuol dire ape.

Sapendo che da anni è in atto una moria sistematica di questi preziosi impollinatori, non si sa con certezza a chi attribuire la frase, vera sicuramente ” Quattro anni dopo la scomparsa delle api assisteremo alla scomparsa del genere umano.” a Rudolf Steiner o Albert Einstein, in ogni caso avrebbero affermato il giusto.

Siamo in settembre, l’estate è trascorsa. L’iter burocratico per mettere a dimora questa piccola pianta è stato adempiuto.

La piantina è là? Presso l’aiuola a lei destinata? Nossignori, non ancora.

Si vede che la melissa deve avere dei nemici personali, ci hanno fatto sapere dal comune che la “melissa è una pianta infestante” e dunque si riservano di decidere sulla sua piantumazione.

Si teme che possa invadere con la sua prorompente vivacità.

Mah, non mi sono fatto prendere dallo sconforto ed ho posto mano ad una ulteriore delucidazione da inoltrare sempre per vie gerarchiche alle autorità competenti: esiste, presso la nostra scuola già un’aiuola ben delimitata, la melissa si può mettere a dimora colà senza problemi di ulteriori infestazioni.

Io tante cose ai colleghi, alla mia DS non le posso esternare, ma mi è venuta una tristezza addosso. I miei occhi e spero anche quelli di qualche altro mio concittadino osservano e vedono colline, qui attorno, il versante destro del Lambro totalmente e pervasivamente invaso da miriadi di villette, quella che era una collina è diventata groviera per casette , alcune delle quali, per nulla tali anzi c’è un casermone ancora disabitato, per ogni dove c’è cemento, si continua a costruire ed il paesaggio diviene desolatamente squallido, spoglio e sempre più simile ad una periferia urbana che mai.

Ma la melissa è “infestante”. Testuale. Mi devo consolare citando un testo, ” Enciclopedia del verde. Piante e fiori dalla A alla Z” Fabbrideee 1999, a pagina 209, alla voce Melissa “Poichè producono semi in abbondanza , i fiori della melissa andrebbero cimati prima che la semente si disperda; durante la fioritura poi, l’esemplare diventa veramente spoglio e trae beneficio da un taglio radicale (d’altra parte così potrete anche tenere lontane le api che gradiscono il nettare prodotto in estate).”

Ecco, vi rendete conto? Quanti e pericolosi nemici debba mai affrontare una melissa ? Persino testi di giardinaggio le danno addosso, vorrebbero addomesticarla, irregimentarla, costringerla.

Era proprio il contrario di quanto avevo cercato di esprimere in collegio docenti a maggio.

Che mille melisse fioriscano e possano crescere libere e moltiplicarsi, che le api possano tornare a saziarsene beate , che si compia la gioiosa metamorfosi tra la esuberanza vitale di ragazze in fiore ed una primavera civile, ricca di polline democratico.

Che possano invece svanire, allontanarsi sia la criminalità più becera ed assassina che le devastazioni edilizie ad essa molto spesso connesse.

Vado a prepararmi un bell’infuso di melissa, nel podere di Cranno ne ho piantata tanta, che mi infesti pure, i monaci medioevali, usavano disporla ai quattro angoli, i punti cardinali del loro hortus conclusus, la melissa attira gli impollinatori e quindi è indispensabile in qualunque orto, nel mio non l’ho messa solamente a nord, sud, est ed ovest ma dappertutto. Per finire, da anni sono solito donare ad ogni alunna di nome Melissa l’omonima pianticella, è sempre stata gradita e mi vien riferito che godono di ottima e gioviale salute. Melissa Bassi, giovane brindisina, io te ne ho già messe a dimora tante e certamente ti stanno sorridendo, fiorite.

Sono passati sette anni. Quella melissa non è mai stata messa a dimora. Soltanto un esempio dell’ottusa ignoranza in fatto di piante nel nostro sventurato e poco fiorito paese.

Teodoro Margarita, Asso

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