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Orto secondo natura: la tecnica del cumulo permanente

20 gennaio 2018

L’orto secondo natura rappresenta una proposta innovativa per produrre ortaggi e frutti naturali con ridotte
lavorazioni del terreno, contenute irrigazioni, ridotte concimazioni, minimi trattamenti antiparassitari e diserbi,
minimo uso di macchine e attrezzi. Le tecniche adottate permettono di evitare l’erosione e il compattamento della pioggia battente e creare un
equilibrio ecologico con l’ambiente circostante, lavorare più comodi quasi in piedi, lavorare di meno solo per
pacciamare, seminare, trapiantare e raccogliere.
Le tecniche utilizzate prendono spunto dall’agricoltura biologica, naturale, sinergica, conservativa e dal modello
del bosco, costituito da più specie vegetali, in cui le piante crescono senza bisogno di lavorare il terreno, senza
concimare o diserbare, senza irrigare. Numerose applicazioni sono già state sperimentate nel mondo.

Le caratteristiche ottimali dell’orto secondo natura sono le seguenti:
Esposizione a sud, in quanto la maggior parte degli ortaggi ha bisogno di pieno sole e in ogni caso è più
semplice ombreggiare, se necessario, che illuminare.
Orientamento delle aiuole nord-sud, per permettere un’illuminazione equilibrata durante tutta la giornata,
dall’alba al tramonto.
Copertura permanente del terreno con sostanza organica (pacciamatura), come deposito di cibo e attrazione
per gli abitanti del terreno (funghi, batteri, insetti, rettili, anfibi, mammiferi, ecc.), che per le loro esigenze lo
tengono lavorato.
Suolo drenato, senza ristagno idrico, per mantenere ossigeno nel suolo e permettervi la vita vegetale e
animale.
Recinzione vegetale (con piante ornamentali e da frutto), come sorgente di materia organica da utilizzare per
mantenere pacciamate le superfici dell’orto e compostare in modo diffuso.

Nell’orto secondo natura è fondamentale rispettare il terreno e i suoi abitanti. Le lavorazioni convenzionali del terreno creano invece vari inconvenienti.
L’aratura porta all’aria gli anaerobi, facendoli disseccare, e sotterra gli aerobi, facendoli soffocare. La fresatura del terreno, in più, li distrugge meccanicamente.
La vangatura è meno distruttiva, ma taglia i lombrichi, gli insetti, le ife fungine e distrugge vie di comunicazione e ricoveri.
La ripuntatura e la bucatura periodica del terreno è già un miglioramento: non modifica la stratificazione, contiene i
danni al terreno e ai suoi abitanti e porta aria in profondità, soprattutto in terreni argillosi e asfittici.
La non lavorazione del terreno e la sua copertura permanente con sostanza organica viva o morta favorisce invece la
proliferazione indisturbata degli abitanti del terreno, che lo lavorano e lo mantengono aerato e fertile. Questa scelta
tecnica è quella adottata nell’orto secondo natura. Se lasciati indisturbati, gli abitanti del terreno continuamente consumano e trasformano residui vegetali e animali,
residui delle colture precedenti, residui dalla manutenzione delle siepi e delle piante circostanti l’orto, ammendanti e
fertilizzanti organici di provenienza esterna.
La pacciamatura naturale dello spessore di 10-15 centimetri, costituita da un mix di foglie, di erba sfalciata di prato o
di aree marginali, di rametti e scarti di potatura di siepi e di colture precedenti, a differenza della copertura con sola
paglia, assume rapidamente un colore scuro, che favorisce l’assorbimento dei raggi solari e permette un
riscaldamento anticipato del terreno a fine inverno. Costituisce cibo equilibrato per gli abitanti del terreno, in quanto
contiene sia materiale proteico che carboidrati, sia materiale umido che secco. Assicura aerazione e giusto grado di
umidità al substrato. Questo tipo di pacciamatura imita la natura e il “modello bosco” e non costa nulla, salvo il tempo da dedicare per
procurarsela, e può essere prodotta in loco. È stato calcolato che basterebbero tre centimetri di pacciamatura naturale su tutte le attuali terre coltivate per
rientrare nei parametri del protocollo di Kyoto. La pacciamatura con materiale organico infatti può contribuire a
sequestrare sulla superficie del terreno l’anidride carbonica in eccesso nell’atmosfera.
La pacciamatura artificiale con materiale biodegradabile o plastico favorisce solo il controllo delle erbe indesiderate,
ma non costituisce cibo per gli abitanti del terreno.
Questo tipo di pacciamatura può essere consigliato solo in certe situazioni temporanee, in fase di piantagione di
fruttiferi o nella coltivazione di ortaggi a ciclo breve, in quanto il terreno sottostante tende a compattarsi.

L’aiuola a cumulo permanente è caratterizzata da un nucleo drenante che può essere costituito da:
– fascine di vimini, rametti, tralci di vite, ecc. (la soluzione più naturale);
– sassi recuperati sul posto e ricoperti superiormente con tessuto non tessuto per evitare il loro intasamento;
– tubo corrugato forato per drenaggi ricoperto di tessuto non tessuto (la proposta più artificiale e durevole).
L’aiuola a cumulo permanente permette di:
-non lavorare più il terreno anche per decenni, soprattutto quello argilloso (finchè è funzionante il nucleo drenante);
eventualmente a fine inverno si può effettuare una leggera bucatura con vanga-forca;
-compostare diffusamente materiale organico di dimensioni ridotte o residui delle colture precedenti direttamente
sul cumulo. Il materiale grossolano può invece essere nel solco laterale di passaggio, in attesa di essere poi disposto
sul cumulo;
-aumentare la superficie di coltivazione anche del doppio o del triplo, in quanto la superficie è arcuata,
-favorire la coltivazione contemporanea di varie specie vegetali, ponendo le piante più alte sul colmo e a scendere
quelle di taglia più bassa, senza bisogno di rotazioni, in quanto si supera la monocoltura con la policoltura .

Pio Rossi, coordinatore didattico della Scuola agraria del Parco di Monza

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