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Tutto il bosco va all’Opera e… si salva!

31 marzo 2016

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Nell’ottobre 2014 sulle colline dell’Alto Monferrato dove vivo è arrivata l’alluvione. Non solo le piogge a parete d’acqua hanno fatto danni a case e vigne ma anche il torrentello chiamato Rio della Gatta, normalmente mite e argentino, è diventato una massa ruggente e tumultuosa di alcuni metri di altezza che ha spazzato via tutto: i suoi argini, orti, covoni, macchinari; la sua forza ha spostato anche macigni e i brutti cubi in cemento che spesso usano i cantonieri per delimitare una strada, li ha fatti semplicemente galleggiare sulla forza bruta, per poi depositarli in luoghi strampalati, come in mezzo alla boscaglia, o al centro di una trazzera. Molti alberi, anche secolari, non ce l’hanno fatta a reggere l’urto dell’onda e sradicati sono stati portati via. Il paesaggio è cambiato, dove c’era un’ansa adesso c’è un largo, dove c’era un ponte adesso le sue macerie nel letto del fiume hanno fatto formare un lago… Per oltre un anno niente è cresciuto sulla massa di fango fluviale e sui detriti, solo strisce di muschio sui tronchi divelti. Ma quest’anno è diverso, la terra sembra dire: un’alluvione? Me ne faccio un baffo, anzi due, non lo sai che io ho milioni di anni e ne ho viste di cose?

Camminando nel bosco, in cerca di piante selvatiche, è tutto un crescere e un colorarsi. È così che mi sono imbattuta in un inedito trio: una pulmonaria (Pulmonaria officinalis), una tossillaggine (Tussillago farfara) e una violetta (Viola odorata) bianca! Per le prima due, si direbbe: basta la parola! Entrambe curano la tosse e le infezioni delle prime vie respiratorie, hanno potere espettorante e lenitivo, la pulmonaria grazie alle sue foglie pelose tipiche della sua famiglia, quella delle Boraginee, mentre la tossillaggine offre i suoi fiori compatti per la preparazione di infusi e sciroppi. E la violetta, che ci fa con questa compagnia… terapeutica?

È una violetta bianca, quindi rara, devo chinarmi fino a sfiorarle i piccoli fiori per sentire il suo profumo inconfondibile. Che cosa mi colpisce di questo inedito trio? Che il bosco riprende vita, dopo oltre un anno di fango e silenzio, certo!, ma anche che queste tre pianticelle sono in dialogo tra loro: sotto il primo sole un po’ più caldo pulmonaria e tossillaggine sembrano dire qualcosa di molto importante alla Violetta (Valery), la protagonista della Traviata di Giuseppe Verdi, che muore tragicamente alla fine dell’opera per tisi, con un gran cantare (e tossire) e anche alla Marguerite Gautier di Alexandre Dumas figlio, personaggio letterario e non solo che l’ha ispirata.

In questo bosco che afferma la sua vocazione alla vita, pulmonaria e tossillaggine sembrano dire (o cantare?): «Eccoci, cara Violetta, ci siamo noi, non ti ammalerai e se anche dovesse accadere, non morirai! Noi ti salveremo!». Anche dal più tormentato dei luoghi, quando la Natura riesce a comandare, si alza sempre un inno alla speranza.

di Ilaria Beretta

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