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Gradisca d’Isonzo

14 marzo 2013

Un Orto di Pace a Gradisca d’Isonzo – II puntata

Come qualcuno ricorderà la scorsa primavera abbiamo piantato un piccolo orto insieme con alcune signore ospiti del Centro di Accoglienza dei Richiedenti Asilo di Gradisca d’Isonzo (GO).

C’eravamo lasciati con il precedente resoconto all’inizio della torrida estate e sinceramente allora il mio timore che tutto seccasse era grande ma, come sempre, la natura ed il suo potere nei nostri confronti vanno ben oltre ogni nostra aspettativa.

Così è successo che le signore, nonostante le difficoltà di comunicare anche fra di loro visto le diverse Nazioni di provenienza, si sono perfettamente organizzate i turni per l’irrigazione e la cura dell’orto per tutta l’estate anche quando le altre attività del Centro diurno a cui ci appoggiamo erano sospese.

Il caldo, l’assidua irrigazione ed il costante controllo delle malerbe (non ho trovato un filo d’erba fra le prose al mio ritorno!) hanno dato presto i loro frutti e così le Signore si sono equamente spartite i pomodori, i cetrioli, le melanzane ed i peperoni che via via maturavano nell’orto.

Ho osservato, forse ingiustamente meravigliata, con quanto calma, dignità ed equità avveniva ogni volta la spartizione di quel poco che si era raccolto, sempre senza dimenticarsi di chi aveva partecipato e magari quel giorno non era presente: sicuramente la conoscenza diretta della sofferenza, della privazione di tutto (non bisogna mai dimenticare che molte di queste persone sono costrette a scappare da casa loro solo con quanto hanno addosso) rende molto disponibili e sensibili ai bisogni degli altri e pensavo a tanti nostri egoismi che poi si tramutano in sprechi…ma questo sarebbe un discorso troppo lungo.

Torniamo al nostro orto, quindi tutto bene, tutto perfetto?

In realtà una piccola nota dolente c’è stata: anche qualcun altro si è accorto della presenza dell’orto, che si trova all’interno di un cortile ma è comunque accessibile, ed ha pensato di poter liberamente attingere ai suoi frutti. Ma abbiamo buone ragioni di credere che chi ha preso qualche pomodoro e cetriolo non lo abbia fatto per dispetto o per gioco ma vedendo in quei frutti una fonte di cibo e quindi non ci dispiace, anzi speriamo che anche a lui il nostro orticello possa aver dato un poco di gioia come tanta ne ha data a noi.

Dopo il raccolto è venuto l’autunno con esso pian piano le piante sono seccate, via via che le toglievamo dal terreno anche le nostre compagne di lavoro ad una ad una se ne andavano, speriamo verso destini migliori.

Abbiamo la speranza che questa breve esperienza lasci in loro un ricordo di gioia e magari chissà il desiderio di impiantare un orto tutto loro laddove la vita le farà approdare al termine del loro, fin qui, burrascoso viaggio.

Appena questo lungo inverno finirà torneremo nell’orto con delle nuove compagne e inizieremo un nuovo ciclo di rinascita e di speranza.

Simona Frigerio e Valentina Busatta

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