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Tra orto e bosco: alla riscoperta di competenze ed emozioni

16 gennaio 2012

Mi sono sempre chiesto se fare l’orto  a scuola  non fosse solo una moda o un cercare di condividere con altri quella che è una mia passione, privata. Era da un po’ che sentivo, insomma, l’esigenza di un bilancio ed il bilancio è venuto a bussare alla mia porta alcuni giorni fa.

Sono tre anni che nella scuola media dove insegno, la “A. Venturelli” di Gussago (Brescia) diretta da Enrica Massetti, con Angelo, il collega di scienze, facciamo l’orto. Tre anni alle medie sono tantissimi: un’eternità, con bambinetti che ti danno del tu e ti chiamano maestro in prima e nel giro di due anni, in terza, sono diventati dei giganti irriconoscibili che ti danno del lei e ti chiamano prof. Giganti capaci di stupirti, anche –  a dispetto di certe cronache – in positivo.  È  tempo di scelte per la scuola superiore e allo stesso tempo di iscrizioni alla scuola media. A Mariarosa, una collega, viene in mente di far parlare i ragazzi in uscita con i genitori dei futuri “primini” della loro esperienza alla Venturelli. I nostri alunni hanno presentato un power point realizzato da loro, veramente professionale, ma ad un certo punto la sorpresa: spunta una fotografia con tanti piccoli gnomi impegnati ad invasare, tre anni prima, nella nostra serra. Quegli gnomi erano i ragazzi e le ragazze che ora, in molti casi più alti del mio metro e ottanta, stanno per andare alle superiori. Ed un ex gnomo prende la parola e dice che quello nella fotografia era il laboratorio di orto fatto quando erano in prima e che grazie a quell’esperienza ha scoperto la bellezza del lavoro manuale, della capacità di imparare facendo, oltre che l’abilità nel coltivare un piccolo pezzo di terra ed il rispetto per persone e cose. E allora capisci che il laboratorio di orto non era solo qualcosa che vive nella tua mente o una folgorazione sulla via del Garden center dove sempre più spesso occhieggiano seducenti tutta una serie di coloratissimi attrezzucci ad uso pupetti. L’autostima di prof orticoltore cresce ancora di più quando cominciano ad arrivarti fratelli, cugini, nipoti di allievi che ti chiedono, tra le prime cose, quando avrebbero cominciato con l’orto di cui gli hanno tanto  parlato nipoti, cugini e fratelli più grandi. E in non pochi casi sono genitori e nonni a chiederti la stessa cosa. Personalmente sono dell’idea che la scuola debba  essere come un’automobile: offrire innanzitutto delle prestazioni di base, le materie nel nostro caso, ma che per essere veramente confortevole debba e possa offrire degli “optional”, esperienze funzionali ad ampliare ed approfondire le competenze dei nostri ragazzi. Questi tre anni di orto non sempre sono stati una passeggiata di salute come si dice, come del resto tutte le esperienze che da progetto passano a realtà concreta, perché l’orto – come i ragazzi – necessita anche di tanta pazienza. Questi tre anni sono stati tuttavia una fonte inesausta di soddisfazione, al punto che sempre con Angelo, il collega di scienze, abbiamo ampliato l’offerta per le classi seconde: è bastato sollevare lo sguardo dalle ben ordinate colle dell’orto. Abbiamo la fortuna infatti di vivere in un paesino circondato da colline. Ed ecco l’idea: un’escursione nel bosco, e già questa era una novità per molti dei nostri nativi digitali, con persone appassionate e competenti in grado di spiegare alcune piante e tradizioni di un territorio che fino a non molti decenni fa viveva anche di questi boschi meravigliosi. Abbiamo trovato le persone, il Gruppo Sentieri – Protezione civile  del nostro comune, l’itinerario, un sentiero che costeggiava una vecchia miniera ed i basamenti di un edificio misterioso, ed il nome del progetto: “Pollicino nel bosco delle competenze” che è andato ad affiancare il fratello maggior “Per un mondo più accOrto”. Complice anche un inizio d’anno dal clima estivo, è andato tutto bene anzi meglio: è stato tutto significativo e per i ragazzi e per noi stessi, insegnanti.

La morale, volendone trovare una ad una –  osiamo dire bella? –  favola che si rispetti è che una scuola diversa è possibile grazie anche all’orto e alla riscoperta del territorio che ci circonda, riappropriandoci di competenze ed emozioni che forse ci eravamo persi per strada.  Ed inoltre, mi si conceda una battuta, una scuola diversa, in tempi di crisi, ha costi concorrenziali: l’intera operazione Pollicino è stata a costi zero e la gestione dell’orto a prezzi irrisori, l’avvio di un orto scolastico costa meno di un toner della macchina fotocopiatrice.

Vittorio Nichilo   vittorio.nichilo@istruzione.it

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