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PATATIS E CARTUFULES

17 aprile 2011

Dopo la spericolata ricognizione sugli orti medievali  compiuta nella primavera  scorsa, quest’anno nelle aiuolette (in friulano strop o jeche)dove si coltivarono rape e fave, pastinaca e miglio e altro ancora, i bambini hanno seminato le patate primaticce, già punteggiate di grossi germogli, rigorosamente in luna calante di marzo. Preservando alcune officinali perenni,  i gigli, le violette, la rosa gallica e naturalmente un tasso barbasso,  quest’anno i quattro minuscoli appezzamenti della Scuola media Ellero di Udine sono stati così convertiti  a un progettino che si intitola L’ort furlan dopo de Americhe. Aspettiamo che le piantine siano abbastanza grandi da poterle rincalzare… La storia della patata è stata il filo rosso che quattro classi prime hanno seguito partendo dalla botanica, toccando la geografia, l’etimologia (in Carnia i tuberi  si chiamano cartufules…), la storia dell’agricoltura, dell’alimentazione e del gusto.  Le varietà delle forme e dei colori ci ha fatto riflettere sulla biodiversità, mentre  la degustazione ci ha suggerito molte riflessioni, soprattutto per la diffidenza che hanno suscitato le patate a pasta viola. In Friuli, per la verità, la diffidenza nei confronti di qualsiasi varietà di patata è durata a lungo e questa coltivazione, rispetto a molti paesi nordeuropei, si è diffusa e lentamente solo nel corso del XIX secolo essendole  stata sempre preferita quella del mais. I bambini sono andati in visita all’Archivio di Stato e sulle mappe urbane hanno scoperto che la loro scuola è stata costruita là dove in età moderna sorgeva un convento il cui orto, a ridosso della seconda cinta muraria della città, è oggi il loro campo sportivo. Nel corso di una gita di studio abbiamo osservato gli elementi del paesaggio che ci raccontano la storia e le conseguenze di urbanizzazione, industrializzazione, agricoltura intensiva (tra i filari dei vigneti i fiori del tarassaco erano desolatamente immersi nel silenzio, nessun ronzio d’ape o di bombo…). Sulle colline abbiamo visitato un’antica casa colonica ora museo della civiltà contadina con il broili (brolo) e la attigua braide (podere) e poi siamo stati accolti nel parco ottocentesco di una villa storica, cosicché abbiamo cercato di immaginare la vita quotidiana e parallela di due ragazzini nati in case diverse e con diversi destini. La nostra gita si è conclusa in un paesino che si chiama Godia (perché nato nel V secolo da un insediamento dei Goti) nell’azienda di un agricoltore specializzato nella produzione di  patate, in particolare le Kennebek, varietà che qui è diventata tradizionale ed è nota con il nome di Patata di Godia. Ne ha fatti di chilometri, la Kennebek! Arrivata dall’America meridionale, coltivata in Europa del Nord, portata in Canada dagli emigranti e poi di nuovo in Europa, dove ha trovato anche la strada di Godia. Il signor Luca ci ha dato utili suggerimenti per la coltivazione delle nostre patatis promediis, e noi confidiamo di poterle raccogliere negli ultimissimi giorni di scuola.

Luisa Gastaldo

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