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MIGLIO, “SEGRETO DELLA VITA”

11 febbraio 2011

Dal bel libro di Fabio Bertapelle Semi di giustizia (EMI, 2010)

Per gentile concessione dell’autore

MIGLIO, “SEGRETO DELLA VITA”

Ancora oggi, e da tempo immemorabile, le minestre di miglio scaldano le tavole dei villaggi africani, accompagnate da altri cereali come sorgo o mais. Esse vengono portate alla bocca ancora rispettosamente con le mani, segno di antica civiltà.

In Africa esistono numerose varietà di questo cereale, delle quali noi occidentali evoluti non sospettiamo nemmeno l’esistenza; preferiamo imparare a distinguere decine di formati della stessa pasta fatta con semole raffinate e impoverite e acquistarle spingendo un carrello di metallo sotto un trionfo di luci al neon.

Nessuno in Africa si sognerebbe di rinunciare o di stancarsi di questo piatto meraviglioso, che viene consumato durante tutto l’anno. Per gli abitanti dei tanti villaggi della fascia sub-sahariana il miglio è il simbolo della propria indipendenza alimentare, in quanto proviene dalla loro terra e non dalle navi e dagli aerei che arrivano da tutto il mondo. Questo cereale così prezioso è invece considerato un segno di povertà dai cittadini più ricchi, in  Africa come in Occidente.

Il suo pregio principale è di conferire forza e carattere a chi se ne nutre, permettendo così di valorizzare la sua permanenza sulla terra. E’ infatti un alimento energetico, proteico, mineralizzante e vitaminico. Nei paesi d’origine, i modi della tradizione di condire questo piatto sono innumerevoli: dal latte cagliato ai succhi dei tanti frutti disponibili, dal baobab al tamarindo, alle foglie di ibisco, alle arachidi e agli altri semi oleosi. In molti villaggi i semi di miglio sono insidiati dall’attacco dei cibi importati che vengono imposti come conseguenza della collusione tra governi e multinazionali straniere.

I popoli africani ritengono che il miglio, al pari degli altri cereali, debba essere condiviso. Perciò in alcune occasioni speciali esso viene offerto gratuitamente a tutti. Prima di  mangiarlo ognuno ne riserva una piccola quantità per la Terra Madre

che lo ha donato. La cultura e la conoscenza straordinarie di questi popoli fanno sì che il loro cibo sia strettamente collegato con le loro abitudini e i loro costumi. Noi invece ci siamo impoveriti a tal punto da scegliere il cibo in base al prezzo e al sapore. E non ci accorgiamo che così abbiamo perso una parte di noi stessi e della nostra storia.

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