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LA PRIMA PIANTA…

29 Giugno 2010

Carissimi, sono una maestra elementare con il  “pallino” del giardinaggio. Con semplicità, ho provato ad avvicinare gli alunni al mondo delle piante.

 Quest’anno scolastico è arrivato al termine e anche la “prima” ha raggiunto il suo traguardo: forse il più ambito, il più impegnativo, ma anche il più entusiasmante dei cinque anni di scuola primaria. Una continua scoperta del mondo, delle propria capacità, del segreto che si cela in tanti segni disposti in successione, capaci di trasmettere pensieri e di divenire significati.

E cosa c’è di meglio se questo percorso ce lo suggerisce un albero “in persona”? Addirittura il nostro amico Olmo?

Un grande albero di cartone con il tronco rugoso,i rami come braccia, le foglie che all’occorrenza si tingono di giallo o spariscono tra ciuffi di bianca ovatta oppure  divengono una festa di fiori rosa, il tutto sempre al centro della nostra aula.

Così questo amico con grandi occhi e radici sufficientemente instabili…ci ha fatti camminare nei mesi e ci ha portato dei doni.

Non i soliti doni.

In principio sono arrivati i semi d’insalata scatenando la curiosità dei bimbi: “A che cosa servono?”.

In realtà molti di questi alunni, un po’ troppo “d’appartamento”, neanche volevano tuffare le mani nella torba per riempire i vasetti: “Forse ci sporchiamo!”.

Già, ma la vita è proprio così, dobbiamo avere un po’ di terra fra le dita per potere, dopo due settimane, portare a casa insalatine fresche, pronte per i nostri piatti.

Nessun bimbo e soprattutto nessuna mamma ha potuto esimersi da questo assaggio…e le vocali sono andate.

Confidando, poi, nei davanzali esposti a sud-ovest, caldi e luminosi, abbiamo seminato semplici fiorellini, capaci di sfidare l’inverno e rallegrare le nostre finestre ghiacciate.

L’incarico di guidare queste piantine verso la vita è stato ripartito con precisione e il giardiniere di turno seguiva con attenzione lo spuntare del primo germoglio, la crescita dello stelo, l’aprirsi di una foglia: “Funziona, maestra!” E la torba non fa più paura.

Però poi le piantine neonate sono state portate a casa durante le vacanze di Natale per essere accudite personalmente da ognuno dei bimbi.

Grave errore.

Non erano ancora pronti.

Non sono tornate.

Ci voleva una nuova idea che, come sempre, è partita dagli alunni.

“Che cosa sono quelle strane piante pendenti che popolano la bidelleria? Possiamo averne una? I  nostri davanzali sono tristi, e poi il giardiniere non lavora!”.

Così armata di forbici ho tagliuzzato (un po’ di nascosto) quell’erba miseria presente in molte varietà.

Alcune verdi brillanti,alcune viola o variegate:che bidelli fantasiosi!

Niente semi, ma talea: un nuovo procedimento di moltiplicazione che inizia con una divisione!

“Una magia!” hanno esordito in coro.

I mesi sono trascorsi e le nostre tradescanzie (impariamo pure nomi difficilissimi!) hanno invaso i vetri, hanno ondeggiato al passaggio dei bimbi più impetuosi, hanno creato una giungla verde che alleggeriva lo sguardo e rendeva insignificanti i fiori di carta messi sui vetri per fare primavera.

L’erba miseria più strana, quella “pelosa”, è stata affidata a una bimba della nostra classe affetta da una grave disabilità; così, a detta di tutti, poteva vederla ma anche sentirla, la sua pianta.

Una finezza che sempre insegna.

Alla festa della mamma, impacchettate tra fiocchi e biglietti, tenute come gioielli preziosi, le nostre piante hanno lasciato i davanzali.

“Però,come è possibile che siano cresciute così?” – queste le parole delle mamme meravigliate da tanto rigoglio.

Sarà la posizione, sarà il calore dietro i vetri che fanno da serra, sarà che l’erba miseria è una pianta “superfacile”, o forse sarà per la provvida sollecitudine con cui il giardiniere di turno ha curato il loro esistere….”Per la mamma dovevano diventare così”, questo hanno detto loro.

E adesso?

“Ma quand’è che piantiamo un albero? Uno vero, più vero di Olmo?”

Ebbene, il 3 giugno abbiamo organizzato una festa degli alberi con tutte le classi del nostro plesso e noi abbiamo piantato un pino.

Un albero vero, più vero di Olmo.

Ma questo l’ho detto io e non vale.

Buona estate a tutti i bimbi, alle maestre a agli alberi veri.

Lorenza Marengo

Manta (CN)

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